
... that's Gaz', clear. I keep on posting some Italian text, for the pleasure of my Italian readers. In this case, this is a venial sin, indeed. In the last few weeks, Extrart magazine contacted me for a short article on Gazira, who won the cover of this little but interesting free press. Since I wrote so much about Gaz' in the last months, I mainly tried to enjoy myself, and I wrote a little pastiche based on the (in)famous harsh criticism Roberto Longhi wrote in 1919 aganist Giorgio De Chirico. It is a wonderful piece of writing, and I probably destroyed it, but that's it - I like to play with myths ;-) It was called Al dio ortopedico (something like To the orthopedic god). I don't know if it has ever been translated into English (probably not). Here you can find an excerpt:
"Spinta dalla sua mano di macchinista crudele, l'umanità orrendamente mutila e inesorabilmente manichina, attrezzata alla meglio sé medesima come un melanconico cul-de-jatte, appare fra grandi stridori e cigolamenti sui vasti palcoscenici deserti, guardati a vista dai pesanti scatoloni dei casamenti pieni di caldo e di buio. Ivi l''homo orthopedicus' sgrana con voce di carrucola una sua parte impossibile alle statue diseredate della Grecia antica. Sotto il torbido smeraldo del cielo, che la pretende a mediterraneo, i miti ellenici decapitati presentano credenziali alle statue di Cavour; le civiltà si riecheggiano, le ciminiere delle officine si alleano ai masti medievali, mentre Pirelli e Borso d'Este s'intendono al primo sguardo del loro unico occhio artificiale."

But what the hell has Gazira got to do with De Chirico and Longhi? Good question. For Gazira, as well as for De Chirico, tradition plays an important rule, but for both it is just a part of a personal mithology, an imaginary world where a classical head is hanged next to a rubber glove and over a dry biscuit, and deserves the same kind of reverence. Nefertiti is just a corpse if she don't get in touch with Cicciolina. If De Chirico was always complaining against "modern art", Gazira doesn't like to be named "new media artist", and doesn't want to talk about software, cyber identity and other new media crap: she talks about theatre, and she calls her works actions, paintings and sculptures. That's why Gaz is like a god in a world of dummies (also known as avatars). She is a classic, and that's all.
And now, the Italian text. Enjoy!

Al dio ortopedico
First published in Extrart, n° 34, April - June 2008
Se Second Life è un mondo, Gazira Babeli è il suo dio. Non si spiegherebbe altrimenti la venerazione che suscita, la sua irruzione nel linguaggio comune (gazwork, gazhat, gaz-like), la sua capacità di trasformare tutto ciò che entra in contatto con lei. Persone comprese. Un dio con la “d” minuscola, dato che la maiuscola si addice ai supremi creatori, quei Linden che possono, con un colpo di mano, abbattere tutto ciò che hanno creato, probabilmente in sette giorni. Un dio minore, che scatena terremoti e tempeste di immagini. Un dio ortopedico. Alla festa che ha organizzato per la sua prima personale in una galleria, arrivavano persone che avevano indossato la sua maschera; persone dalle membra stirate, infettate dal virus di Avatar On Canvas; persone truccate, come lei, da statua d'oro, o da statua di marmo; persone intente a interpretare tutte le espressioni del loro inventario. Tutti coinvolti in un baccanale a cui ben si addicevano i brandelli di carne che piovevano dal cielo, saturando in fretta l'ambiente. Nella caligine di Locusolus, spinta dalla sua mano di macchinista crudele, l'umanità orrendamente mutila e inesorabilmente manichina, attrezzata alla meglio sé medesima come un melanconico cul-de-jatte, appare fra grandi stridori e cigolamenti sui vasti palcoscenici deserti, guardati a vista dai pesanti scatoloni dei casamenti pieni di caldo e di buio. Ivi l'homo orthopedicus sgrana con voce di carrucola una sua parte impossibile alle statue diseredate dell'antico Egitto. Sotto il torbido smeraldo del cielo i miti ellenici decapitati presentano credenziali alle lattine di zuppa Campbell's; le civiltà si riecheggiano, i grattacieli di marmo si alleano ai rubinetti delle discariche, mentre Duchamp e Ulay s'intendono al primo sguardo del loro unico occhio artificiale.

Abita l'homo hortopedicus in appartamenti che alla prima credereste disabitati. Call center abbandonati in epoca di vacanze; cripte postmoderne zeppe di armamentario fetish, fatto salvo per le lastre di marmo che inneggiano all'arte povera, per poi mettersi a saltare al primo tremito della terra; ospedali psichiatrici dove le pelli degli internati sono stese ad asciugare; sicché non resta, durante la canicola, che appendere un nudo oleografico di Cicciolina in cima alle scale, sperando che un altro, presto, ne prenda il posto. Altrove, uno scricchiolio lento vi avverte che un furry, per la noia del teletrasporto, si è messo a interpretare pose sadomaso sulla porta dell'Inferno di Rodin, che il l'artista new media si è fatto intrappolare da un tornado, che il newbie si è fatto spedire a migliaia di metri di altezza e via discorrendo.
Se già non fosse chiaro che questo atroce e strambo utilizzo di un mondo virtuale non può che essere arte, verrebbe la voglia di chiedere cosa c'entrano De Chirico e Longhi con Gazira Babeli.
C'entrano, eccome. Per Gazira Babeli, come per Giorgio de Chirico, la tradizione è un punto di riferimento obbligato, ma anche uno dei principali affluenti di quella discarica dell'immaginario in cui la statua classica e il biscotto ferrarese, Nefertiti e Cicciolina riposano, pronte a entrare a far parte di un discorso nuovo. Cercherete invano di farla parlare di cyborg, di software e di altre quisquilie di questo tipo: lei dirà pittura, scultura, teatro. Per questo, e non per altro, Gazira passa come un dio in un mondo di manichini (altrimenti detti avatar). Perché è, a modo suo, un classico.


1 comments:
Ottimo articolo, complimenti.
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