A couple of days ago I was interviewed by Costanza Baldini (Festival della Creatività, Firenze) for Rinascimento Virtuale, the exhibition (curated by Mario Gerosa aka Frank Koolhas) that will take place from October 21 to November 20, 2008 at the Museo di Storia Naturale in Firenze, Italy. The interview will run, together with many others, on some screens at the entrance of the show.

The interview features the usual issues: is the avatar an art work? Is art from social networks an art movement or a trend? What is its economic value? Is SL a bubble? Better a professional artist or a naive artist? Better a writer or a SL artist? Will avatars take the place of actors in movies? Etc. As for my answers, they match with my white beard: art is different from creativity, there's no such a movement as "Second Life Art", an avatar can be art, but usually is more akin to a business card...
I will be in Firenze to discuss these topics in the panel "Arte solo per Avatar?" (October 24, 2008, Fortezza da Basso, 3.00 PM - 6.00 PM).
Now, the interview.
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Rinascimento Virtuale. L’avatar è un’opera d’arte?
Domenico Quaranta. L'avatar può essere un'opera d'arte, come qualsiasi altra cosa del resto. Nella maggior parte dei casi, ovviamente, non lo è. Il mio avatar in SL, ad esempio, non è un'opera d'arte: è solo la maschera che io mi sono disegnato per interagire in un mondo sintetico. È un autoritratto, un dispositivo di socializzazione, un sistema di navigazione. Certo, ci ho messo della creatività per farlo, come del resto ne ho messa nel realizzare il mio biglietto da visita. Nessuno dei due è arte, anche se entrambi potrebbero diventarlo, in certe condizioni.
RV. Si metterebbe nel salotto un quadro realizzato in Second Life?
DQ. Lei si metterebbe in casa un quadro realizzato in Photoshop? Si e no, dipende dal quadro, non certo dal mezzo. In SL non si realizzano quadri: si importano realizzazioni esterne, si scattano fotografie, si realizzano installazioni che possono avere una valenza iconica.
RV. Quanto può valere un’opera realizzata in Second Life?
DQ. Ancora: 0, 1.000 o 1.000.000: dipende dall'opera, dall'interesse che suscita, dal desiderio che riesce ad attivare.
RV. E’ scoccata l’ora del Rinascimento virtuale?
DQ. Non credo. Su questo vorrei essere molto chiaro, a costo di sembrare un vecchio censore. Non esiste alcun movimento artistico nei mondi virtuali: esiste qualche buon artista che ha deciso di sperimentare con questo medium e una schiera di individui che hanno confuso con l'arte quello che fanno. È una cosa che succede spesso, e che può avere anche una sua funzione positiva, contribuendo ad allargare la nostra idea dell'arte. Quasi sempre nasce dalla confusione tra due termini: creatività e arte. La creatività viene usata in tante cose: allestire presepi, disegnare un libro o una rivista, progettare un marchio, gestire un'azienda, cucire un vestito. Nessuna di queste cose è “arte”, anche se l'arte si può verificare in ciascuna di esse.
RV. Conviene investire nell’arte sviluppata nei social network?
DQ. Conviene investire nei buoni artisti. Compresi quelli che emergono dai social network.
RV. Quanto durerà la moda dell’arte di Second Life?
DQ. Non esiste una “moda dell'arte di Second Life”. Esiste una nicchia operativa che si è costruita su uno strumento, e che ha scarsi riscontri fuori da questo contesto. La sua durata dipenderà dalla capacità dello strumento di innovarsi e stimolare la creatività delle persone, di estendere il proprio modello ad altri mondi virtuali; dalla capacità di questa nicchia di strutturarsi, di dotarsi di gerarchie e criteri di valutazione; dall'esistenza dei mondi virtuali, del tempo libero e della disoccupazione.
RV. Meglio i writers (i graffitari) o gli artisti dei social network?
DQ. Entrambi i termini sono fuori luogo. Keith Haring non è un writer né Gazira Babeli è un'artista dei social network, ma entrambi sono artisti di ottimo livello. Se devo scegliere tra le due cose intese come fenomeni culturali nel senso più ampio del termine, scelgo senza dubbio il writing come fenomeno di appropriazione illegale dello spazio pubblico: è spontaneo, illegale, ha una lunga tradizione, incide sulla realtà e non si ammanta della parola arte, anche se qualcuno cerca di applicargliela forzatamente.
RV. L’arte di Second Life è quella degli artisti affermati che si cimentano anche con questo strumento oppure è un’arte che nasce dal basso, un’arte da autodidatti?
DQ. La distinzione è artificiosa: l'arte può emergere ovunque, e anche se è più facile che un artista che si è già guadagnato credito altrove faccia un buon lavoro, non è affatto scontato. Ma è l'espressione “arte di SL” che mi lascia forti dubbi. Se devo per forza definire una nicchia operativa, preferisco ficcarci dentro i creativi naife piuttosto che i veri artisti, quale che sia il loro curriculum. Questi fanno arte senza aggettivi.
RV. Lei ha un’avatar in Second Life?
DQ. Si. Si chiama Domenico Quaranta, ha barba e capelli bianchi e porta un cappello a cilindro.
RV. Come definirebbe Second Life?
DQ. Una discarica dell'immaginario.
RV. Meglio mondo vero o mondo virtuale?
DQ. Preferisco il mondo vero per il clima, i mondi sintetici per la compagnia.
RV. Second Life è una bolla mediatica?
DQ. SL è il prodotto sofisticato di diverse linee evolutive delle tecnologie digitali. Ed è, sicuramente, un modello per il futuro. In essa vi è molto di interessante, ma raramente ha attratto i media. Diciamo che alcune aziende e individui, per un certo periodo, hanno cercato di sfruttare in chiave pubblicitaria l'interesse morboso che sembrava suscitare chi investiva denaro reale in un mondo sintetico. Oggi questo interesse si è spento, e gli spazi aperti da queste aziende sono tutti vuoti.
RV. Sa che sono stati girati dei film in Second Life? Gli avatar prenderanno il posto degli attori?
DQ. Solo quando riusciranno a rifare la scena dello specchio di Taxi Driver come e meglio di Robert de Niro.
RV. Matrix è il futuro o il presente?
DQ. Matrix è il passato. Ogni futuro immaginato somiglia al presente che l'ha generato, e Matrix è stato girato nel 1999 rielaborando un immaginario che risale agli anni Ottanta.
RV. Cosa pensa del virtuale?
DQ. Da cultore della Patafisica, preferisco il potenziale.
RV. Ci si può innamorare di un avatar?
DQ. Ci si può innamorare di qualsiasi cosa.
RV. Qual è l’espressione più avanzata dell’arte di questi anni?
DQ. Come sempre, è l'arte che parla di noi e del nostro presente con un linguaggio che sarà comprensibile anche agli uomini che ci seguiranno, nonostante i loro innesti tecnologici e i loro avatar.
RV. Cosa pensa della net art?
DQ. Penso che sia stata un grande momento dell'arte dell'ultimo decennio, e che non c'entri nulla con ciò di cui stiamo parlando.
RV. L’arte del futuro sarà quella dei grandi maestri o quella dei naif del web?
DQ. L'arte del futuro sarà quella degli artisti, dei critici e del pubblico del futuro. Potremmo fare tante previsioni, e sarebbero tutte sbagliate, perché il tutto dipende da come evolverà l'idea di arte. Ma francamente credo che i “naif del web”, come li chiama lei, abbiano poche chance. Ma nulla esclude che il Warhol del XXI secolo ora stia scattando ritratti su SL. Dopotutto, quello del XX secolo disegnava pubblicità per le scarpe. Ma non è certo con quelle che è entrato nella storia.
RV. Fumetti, cinema di serie B, ritratti realizzati in Second Life: è vera arte?
DQ. L'arte è un fatto così magico e misterioso che a migliaia di anni dalla sua nascita siamo ancora qui a chiederci cosa sia arte e cosa non lo sia. Francamente, non credo che la mia sia la risposta definitiva al problema. Quello che posso fare è richiamare la sua attenzione su alcune convenzioni relative al termine arte: questo viene utilizzato di solito per designare le arti visive, ma anche (al plurale) per le altre arti (musica, architettura, cinema, etc.) e anche numerose tecniche. Tutto ciò conferisce al termine una grande complessità, che ne rende molto complicato l'utilizzo. Le faccio un esempio. Il cinema è un'arte (qualcuno l'ha definito la settima arte), ma non tutto il cinema è Arte (con la A maiuscola). Inoltre, quando diciamo, ad esempio, che Taxi Driver è Arte, non intendiamo dire che esso meriti un posto di rispetto nel mondo delle arti visive, ma nella storia del cinema come arte. Tuttavia, qualche film (ad esempio, Drawing Restraint 9 di Matthew Barney) è arte in entrambi i sensi, avendo cercato (e ottenuto) il riscontro di entrambe queste storie. Allo stesso modo, il fumetto è un'arte, ma pochi fumetti sono Arte, e solo alcuni di essi sono stati realizzati come opere d'arte nel senso conferito a questo termine dal mondo dell'arte contemporanea. Ma non le dirò mai che il Fumetto è Arte, e che un gallerista deve vendere i ritratti di SL perché sono Arte, anche se alcuni di essi lo sono.


2 comments:
"Matrix è stato girato nel 1999 rielaborando un immaginario che risale agli anni Ottanta"
mmmmmm, "la formica elettrica" di Philip Dick è del 1969, li si parla di una realtà "impiantata" sul copro dell' individ..ehm robot, si parla di impulsi fisici già stabiliti da altri su un nastro forato, si parla di hacking sul proprio corpo per avvicinarsi ad una relatà Oggettiva; e si parla chiaramente di "Matrice".
Che poi l'immaginario degli anni 80 abbia dato una scenografia a quest'idea non lo metto in dubbio, ma nel 1969 era già presente.
Mi trovi sempre ben disposto a riconoscere all'immenso Philip K. Dick il ruolo di eccezione che conferma la regola. Del resto, la sua influenza sul cyberpunk è cosa nota.
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